Associazioni dei consumatori subissati di segnalazioni sulle proposte “strane” delle banche

In questi ultimi giorni stanno accadendo cose strane per chi ha acceso un mutuo presso delle banche. E le segnalazioni fioccano alle associazioni di tutela dei consumatori, i quali, non sapendo come comportarsi di fronte a situazioni e richieste tanto inusuali, cercando dei punti di riferimento per tutelare le proprie già magre finanze…

Pare, infatti che alcune banche e istituti di credito stiamo contattando i propri clienti per “concordare” una variazione nel tasso di interesse per i mutui già accesi. Secondo la legge l’ipotesi non è neanche contemplata, eppure sempre più consumatori stanno ricevendo questa bizzarra richiesta da parte dei propri istituti di credito.

COSA DICE LA NORMATIVA
Secondo la legge, le banche non possono modificare unilateralmente, nel corso della durata del mutuo, il tasso e tutto ciò che lo riguarda, cioè parametri e spread. L’art. 118 del Testo Unico Bancario, infatti, ha stabilito che per i contratti bancari a tempo determinato, come nel caso di un mutuo, la modifica unilaterale delle condizioni economiche del contratto da parte della banca può riguardare, solo in presenza di un giustificato motivo, le condizioni accessorie del mutuo, ma non il tasso di interesse.

LA PROPOSTA AL LIMITE TRA LEGALE E ILLEGALE
Nonostante questo, le banche viaggiano sul filo del rasoio, “invitando” il cliente a ridiscutere i termini iniziali dell’accordo per proporre (e spesso tentare di convincere) lo stesso a modificare in modo “consensuale” il tasso di interesse sul proprio mutuo, ed in partiolare lo spread (che definisce, in parole povere, il margine di guadagno della banca).

E SE IL CLIENTE NON ACCETTA…
Se il cliente non si lascia turlupinare, ecco che salta fuori la “minaccia”: in caso di mancato raggiungimento dell’accordo di modifica del tasso, gli istituti si dichiarano pronti a “recedere unilateralmente” dal contratto, applicando una clausola di “recesso ad nutum” inserita in contratto. Si tratta di una clausola che viene effettivamente inclusa in molti moduli contrattuali predisposti da alcune banche, nonostante si tratti a tutti gli effetti di una clausola vessatoria, e che quindi non ha ragione di esistere.

COME COMPORTARSI
Le associazioni dei consumatori consigliano in questi casi di segnalare la questione all’AGCM – Autorità per la concorrenza ed il mercato – come “pratica commerciale scorretta”, poiché si tratta di una minaccia di recesso dal contratto in caso di mancata accettazione di un accordo penalizzante per il consumatore. Segnalate il caso anche sotto l’aspetto della vessatorietà della clausola di “recesso ad nutum” a favore della banca.
Se necessario, avviate la pratica in Tribunale, e fatevi assistere da un’associazione dei consumatori che si stia già occupando di casi simili.

Non fatevi insomma prendere dal panico e fatevi trovare preparati e informati.

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