Auto: comparto da rilanciare

 

Mercato dell’auto in crisi nera. L’auto è un lusso e se ne comprano sempre meno, facendo durate di più l’auto che si ha già. Nel 2012 i concessionari che hanno chiuso i battenti sono stati il 7% del totale, mentre sono il 41,7% le ragioni sociali perse dal 2002  al 2011, passando da  3.450 a 2.011.

Questo è quanto emerge dai dati diffusi nei giorni scorsi da  Quintegia, in occasione della conferenza di presentazione dell’11esima edizione dell’Automotive Dealer Day (in programma dal 14 al 16 maggio a VeronaFiere).

Una fotografia impietosa di un comparto in forte sofferenza ma che non scoraggia l’ottimismo degli addetti ai lavori. Il Presidente di Quintegia Leonardo Buzzavo, allontana il pensiero di un imminente crollo del settore. I problemi certo ci sono, a partire dall’eccessiva concentrazione sulle vendite delle auto nuove, con conseguente  pressione sui margini sempre più elevata.
Tirare fuori la scusante di un mercato maturo per Buzzavo è troppo facile e scontato, e punta invece a parlare di “strategie mature che contribuiscono a polarizzare un mercato che invece è cambiato”.

Già: un mercato che è cambiato, e di molto. Per il presidente di Quintegia è arrivato il momento di “innovare, ri-bilanciare la composizione del fatturato e sperimentare nuovi formati di relazione con la clientela, a cominciare da Internet. Serve un upgrade e un refresh forte, serve presidiare meglio e di più il canale online. Il multimarca è una strada, i dati dicono che questo segmento è in continua crescita sia fra i dealer generalisti che fra gli specialisti e cavalcare questo approccio può ridurre i margini di rischio”.

Intanto, la domanda di auto nuove crolla: si parla di un calo  del 39 per cento dal 2004 al 2012, con un picco negativo del 47 per cento per gli acquisti dei privati . Il nuovo però rappresenta anche la principale voce di entrata per i dealer, con un’incidenza sui profitti pari al 56 per cento.

Al contrario il business generato da usato che si aggira attorno all’11 per cento e post vendita (33 per cento) per i concessionari italiani, è poca cosa in confronto a quanto quanto avviene in Germania, dove le consegne di vetture nuove pesano solo per il 26 per cento e i servizi post vendita coprono per contro una fetta del 66 per cento.

In più l’Italia è molto indietro nella classifica del fatturato ricavato da assistenza e ricambistica, molto più elevato nel resto d’Europa

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