Barclay’s indagata dalla procura di Trani per le carte di credito revolving

In molti avevano riposto la propria fiducia nella banca britannica, augurandosi che la nazionalità fosse una garanzia di serietà e autorevolezza. Invece la procura di Trani ha avviato un’indagine sull’Istituto di credito inglese, tracciando l’ipotesi di reato di truffa nei confronti dei clienti che utilizzano una carta di credito revolving emessa dall’istituto.

I reati ipotizzati
Vincenzo Umbrella, della Banca d’Italia, ha dichiarato che i reati ipotizzati nei confronti di Barclay’s sono quelli di truffa ed usura, con particolare attenzione sull’incompatibilità e i conflitti d’interesse. Per ora non ci sono notizie riguardo l’eventuale sospensione dell’emissione delle carte di credito revolving dell’Istituto, come era già avvenuto con American Express, poiché si tratta di casi diversi.

L’indagine su Barclay’s
A spiegare che cosa ci sarebbe di illecito nelle carte di credito revolving di Barclays è Michele Ruggiero, il pm titolare dell’inchiesta: le carte revolving Barclay’s venivano rilasciate su richiesta di un fido da 1000 a 1500 euro, offrendo la possibilità di un’assicurazione a copertura di questo credito. Per attivare l’assicurazione era richiesta una firma da parte del cliente, ma anche senza il suo consenso esplicito, si attivava una clausola che implicava l’addebito di spese mai sottoscritte dal cliente.
Spesso questo consenso “tacito” veniva chiesto a voce o con operazioni di telemarketing, ma – come precisa il pm – questo strumento risulta essere illegittimo, tanto più che in alcuni casi non è stato richiesto nemmeno il consenso orale, mentre sono centinaia i casi in cui, per il telemarketing, mancano le registrazioni.
Le ipotesi di reato si riferiscono agli anni 2008 e 2009 e coinvolgono 439 persone che hanno lamentato problemi con Barclay’s per questo tipo di gestione.

La difesa di Barclay’s
Dal canto suo, Barclay’s ha reso noto che ad occuparsi del servizio di assicurazione sui fidi per le carte di credito revolving era la Cardiff, che risultava come affidataria, ma dalla quale l’80% dei proventi tornava in Barclay’s.
Alcuni mesi fa la sede Barclay’s di Milano è anche stata oggetto di perquisizioni e sequestri e, come chiariscono gli inquirenti, “i clienti, come dicevamo in molti casi, neanche si erano accorti dell’addebito di quelle somme, e le carte emesse in Italia sono migliaia, 3400 nel circondario del tribunale. E la Barclay’s, nel frattempo, ha proceduto ad alcuni rimborsi”.

I rischi delle carte revolving
Il procuratore capo di Trani, Carlo Maria Capristo, ha invece chiarificato il quadro entro il quale si iscrive l’indagine sulla banca Barclay’s: “Non è in discussione la credibilità dell’istituto, ma il rispetto dei diritti del cittadino sia sotto l’aspetto dei consumi, sia per quanto concerne la sicurezza. Fondamentali, in questo senso, le segnalazioni della Federconsumatori e dell’Adusbef, giacché il fenomeno è molto diffuso su tutto il territorio e colpisce una fascia media dei cittadini, vale a dire coloro che non riescono ad arrivare a fine mese e si affidano alle carte revolving per coprire momentanei disagi. Ebbene questi strumenti, se proposti correttamente, sono d’ausilio, ma se proposti illegalmente, spingono il consumatore in una spirale pericolosa di ulteriore indebitamento. Con l’aggravante che i clienti risultavano quasi sempre ignari dell’attività esercitata a loro carico. Ed infatti la Banca d’Italia, attraverso le ramificazioni locali, sta collaborando in tutti i modi perché ha compreso la portata del fenomeno”.

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