Crediti in bonis: cosa sono e come funzionano

crediti in bonis

I crediti in bonis rappresentano una tipologia di posizione creditoria che, secondo la definizione, una banca può vantare nei confronti di alcuni clienti che sono ritenuti solvibili. Di conseguenza la posizione creditoria che riguarda i crediti in bonis è rappresentata da clienti di un istituto bancario che possono far fronte al rimborso secondo le modalità che sono state prefissate nell’accordo iniziale che hanno preso con la banca. A livello sostanziale i crediti in bonis possono essere considerati “il contrario” dei crediti deteriorati, chiamati anche crediti in sofferenza.

 

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Crediti deteriorati: cosa sono e come vengono classificati

 

Crediti in bonis: come mantenerli riducendo i crediti deteriorati

La Banca Centrale Europea ha delineato delle apposite linee guida, che possano far comprendere fino in fondo come sia possibile gestire nel migliore dei modi i crediti i bonis, per evitare che si trasformino in crediti deteriorati. Secondo la BCE, quando si ha a che fare con posizioni che riguardano ritardi di pagamento non elevati, compresi fino ad un massimo di 90 giorni, bisognerebbe cercare di ottenere degli accordi e allo stesso tempo raccogliendo informazioni sulla posizione finanziaria del debitore.

Inoltre possono essere fatte concessioni a breve termine, in modo che il debitore abbia la possibilità di stabilizzare la posizione finanziaria. Nelle posizioni scadute da più tempo si possono fare accordi di ristrutturazione, se le condizioni economiche rendono possibile una dilazione.

Naturalmente in questi casi la banca dovrà effettuare un monitoraggio nel tempo, prima di poter riclassificare quella posizione creditizia come credito in bonis. Soltanto quando si constata la presenza di una difficoltà oggettiva di restituzione del debito, si dovrebbe procedere secondo la BCE con soluzioni rapide di liquidazione, valutando in maniera attenta i costi e i benefici che questa operazione può comportare.

I crediti deteriorati: cosa sono e perché crescono

I crediti deteriorati, secondo la definizione adottata dalla Banca d’Italia, sono le sofferenze derivanti da posizioni creditizie di grande gravità, che non permettono il recupero del credito da parte di un istituto bancario. Nel dettaglio i crediti deteriorati rappresentano un’ampia categoria, all’interno della quale sono racchiusi vari elementi: le sofferenze, le inadempienze probabili, le esposizioni scadute o sconfinanti.

Le prime si hanno in presenza di soggetti in stato di insolvenza, le seconde sono quelle posizioni per le quali la banca valuta improbabile che il debitore possa adempiere alle sue obbligazioni. Le esposizioni scadute e sconfinanti sono invece quelle sofferenze che vanno oltre i limiti di 90 giorni.

Con la crisi economica attuale che sta investendo il nostro Paese, i crediti deteriorati tendono a crescere. I clienti delle banche hanno una scarsa capacità di ripagare il debito, una tendenza che si è evidenziata soprattutto a partire dalla seconda metà del 2011.

È stato constatato che comunque non possono essere messi in correlazione l’alto livello di crediti deteriorati e l’offerta di finanziamenti che le banche fanno alle imprese. Più che altro si riscontra in generale una contrazione nella domanda che le aziende rivolgono per ottenere credito.

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