Insolvenza fraudolenta: cos’è e quando è definita reato

insolvenza fraudolenta

Può capitare che si stipuli un contratto per un prestito e poi non si riescano a pagare le rate, risultando così insolvente agli occhi del creditore. Tale situazione, ovviamente, non comporta nessun reato, fermo restando l’obbligo di restituzione del denaro; le cose cambiano però nel caso in cui l’insolvenza sia intenzionale. Vediamo allora quali sono i casi in cui si è passibili di tale illecito e cosa si rischia.

Insolvenza fraudolenta: cosa dice la legge

Il codice penale riporta all’articolo 641, costituito da due commi, la definizione del reato di insolvenza fraudolenta e le pene previste:

1. Chiunque, dissimulando il proprio stato d’insolvenza, contrae un’obbligazione col proposito di non adempierla è punito, a querela della persona offesa, qualora l’obbligazione non sia adempiuta, con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a euro 516.

2. L’adempimento dell’obbligazione avvenuto prima della condanna estingue il reato.

In poche righe, il testo fornisce degli elementi essenziali che delimitano parecchio lo spettro di situazioni in cui si può risultare insolventi fraudolenti. Le parole che ci aiutano a capire meglio questo concetto sono fondamentalmente tre:

La dissimulazione

Per dissimulazione si intende il mentire o il negarsi per evitare di far fronte ai propri debiti. Questo atteggiamento, per poter costituire reato, deve essere causato solamente dall’intenzione di non pagare le rate del prestito: infatti, se ad esempio non si intende pagare il finanziamento per l’acquisto di un’auto perché questa risulta difettosa, non si incorre nell’illecito di insolvenza fraudolenta.

Il proposito

Presupposto fondamentale affinché sussista il reato è l’intenzione. Chi, ad esempio, stipula un contratto per un finanziamento con l’intento di non rimborsarlo, è passibile di insolvenza fraudolenta. Come per ogni reato, è necessario provare che il debitore abbia avuto questo proposito sin dall’inizio.

La querela

Il creditore può querelare l’altra parte nel momento in cui ha la certezza del dolo; in altre parole, sarà possibile denunciare il debitore solo quando avrà la prova che quest’ultimo, sin dal principio, ha dissimulato la sua condizione di insolvenza, avendo l’intenzione di non rimborsare il soggetto che ha concesso il denaro.

Parafrasando quindi l’articolo 641 del codice penale, possiamo riassumere la definizione di insolvenza fraudolenta dicendo che si tratta di un reato in cui un soggetto stipula un contratto con la precisa intenzione di non adempiere alle proprie obbligazioni dissimulando l’impossibilità di pagare. Ad essere protetta dalla legislazione è la buona fede che deve sussistere, da entrambe le parti, alla firma di un contratto. Nel caso specifico di questo illecito, ad essere inteso come “obbligazione” è necessariamente un contratto volontariamente sottoscritto dalle due parti il cui oggetto è soggetto a valutazione economica e non consta di un’attività, bensì di denaro che il debitore deve al suo creditore, il quale gode anche di interessi, sebbene non necessariamente patrimoniali.

L’insolvenza fraudolenta è prescrivibile dopo sei anni; inoltre, se l’accusato paga i suoi debiti prima della condanna definitiva, il reato viene estinto. Va detto, però, che per condanna definitiva si intende quella del terzo grado, cioè il verdetto della Cassazione. In caso contrario, come ben esplicita il primo comma, si rischiano fino a due anni di carcere o una multa.

Differenze tra lo stato di insolvenza e i reati di insolvenza fraudolenta e truffa

Possiamo affermare che il reato di insolvenza fraudolenta si trova in una posizione intermedia, in quanto a gravità, tra lo stato di insolvenza e la truffa.
Lo stato di insolvenza non costituisce reato, ma è un fatto di responsabilità civile, per quanto anch’esso abbia le sue conseguenze negative, come la segnalazione presso il Crif o il pignoramento e, quindi, l’impossibilità di accedere nuovamente al credito. Chi è semplicemente insolvente, però, non ha agito con il proposito di non pagare il debito o, quantomeno, questa non è stata sua intenzione già al momento della stipula del contratto. La principale differenza fra lo stato di insolvenza e l’insolvenza fraudolenta risiede proprio nell’intento del debitore.

Il confine è labile anche nel caso si paragonino questo reato a quello della truffa: se si creano situazioni fittizie e si raggira il proprio creditore si sfocia proprio in quest’ultimo tipo di illecito che, come è ovvio, risulta ben più grave.

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