Insolvenza: definizione e conseguenze su prestiti e mutui

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Quando si ottiene un prestito o un mutuo, una persona accetta di rimborsare la somma finanziata attraverso un certo numero di rate mensili che prevedono uno specifico importo comprensivo degli interessi. Se per quanto motivo le rate non vengono pagate, le persone possono incorrere in determinate conseguenze. Per capire quali sono basta prendere in mano il contratto sottoscritto con la banca o la finanziaria per trovare obblighi e sanzioni.

Cosa significa essere insolventi

L’insolvenza sopraggiunge nel momento in cui non si è in grado di pagare i propri creditori (tutti o una buona parte): non basta dunque il mancato pagamento di una sola rata per essere definiti tali. Essere insolventi, dunque, vuol dire trovarsi in una situazione particolarmente grave proprio perché non si è assolto il pagamento dovuto per più di una volta. La differenza tra insolvenza e inadempimento è dunque piuttosto netta.

Le conseguenze dell’insolvenza

In caso di ritardo di pagamento di una o più rate, la primissima conseguenza è una maggiorazione degli interessi in quanto viene applicata una mora. La quantificazione di questa maggiorazione è definita all’interno del contratto. Nei casi più gravi, se le rate insolute si accumulano, la banca o la finanziaria può attivarsi per incaricare soggetti esterni ad effettuare un recupero del credito. Questa procedura prevede per il debitore anche ulteriori costi visto che la spesa sostenuta per il recupero del credito sarà a suo carico.

Le modalità di recupero possono essere diverse. Le banche o le finanziarie possono richiedere il quinto dello stipendio per coprire le rate non pagate, oppure arrivare ad una trattenuta in busta paga attraverso il pignoramento dello stipendio. Nei casi più gravi si può ricorrere al pignoramento dei beni patrimoniali. Nel caso dei mutui, per esempio, la banca che ha iscritto un’ipoteca sul bene immobile può forzare la sua vendita per soddisfare il suo credito.

Nel caso nel contratto del finanziamento fosse stato inserito un garante, in caso di insolvenza delle rate da parte dell’intestatario del prestito, dovrà far fronte al debito con le sue forze finanziarie. Se il debitore di sua spontanea volontà propone di saldare le rate attraverso la cessione del quinto, può evitare che il creditore si rivalga sui suoi beni mobili ed immobili.

Si può essere considerati insolventi anche per il mancato pagamento di una sola rata. Problemi di insolvenza possono danneggiare anche la “credibilità” economica di una persona. La banca o la finanziaria può dover segnalare il cliente alla Centrale dei Rischi che lo inserirà nella lista dei cattivi pagatori. La presenza all’interno di questa lista può compromettere la possibilità di poter avere accesso, in futuro, a nuovi finanziamenti.

La permanenza in questa lista non è perenne, comunque. Questo periodo varia tra 12 e 36 mesi a seconda della gravità dell’inadempienza.

Non pagare le rate di un prestito o di un mutuo può comportare, dunque, conseguenze molto serie. Ecco perché è meglio poter “prevenire” queste situazioni di difficoltà. Quando si sceglie un prodotto finanziario legato a prestiti o a mutui è consigliabile valutare quelli che prevedano forme di pagamento alternative in caso di difficoltà. Per esempio prodotti che permettano di saltare una rata senza incorrere in sanzioni o finanziamenti che prevedano la possibilità di variare il piano di rientro.

In ogni caso, se dovesse subentrare una difficoltà, è bene subito rivolgersi alla banca per trovare una soluzione prima di cadere in conseguenze spiacevoli e problematiche.

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