Equity crowdfunding: cos’è, definizione e normativa

equity crowdfunding

Secondo la definizione, che riassume il carattere specifico del concetto di equity crowdfunding, possiamo comprendere che cos’è questo strumento, che si configura come un’evoluzione del crowdfunding classico. Quest’ultimo è rappresentato da una raccolta di fondi online che vengono utilizzati per la capitalizzazione di Start-Up. Ciò che cambia è la normativa, che ha subito una modifica con l’emanazione del nuovo regolamento Consob. Il nuovo regolamento stabilisce che anche le PMI possano raccogliere fondi online su alcune specifiche piattaforme autorizzate nel nostro Paese. Anche prima di questa normativa le PMI potevano raccogliere fondi, però la possibilità di ottenere somme di denaro era riservata a PMI particolarmente innovative. Con l’ampliamento delle potenzialità riservate a molte imprese, il pubblico si è allargato ulteriormente, raggiungendo più di 4 milioni di aziende, anche medie e piccole.

Le piattaforme per l’equity crowdfunding

In Italia, secondo i dati forniti dal Politecnico di Milano, esistono 22 piattaforme autorizzate per l’equity crowdfunding. Per il crowdfunding tradizionale sono invece attive circa 100 piattaforme. Le PMI che possono utilizzarle per ottenere fondi online devono avere determinate caratteristiche, stabilite dall’Unione Europea:

  • essere microimprese con meno di 10 dipendenti e un fatturato inferiore ai 2 milioni di euro;
  • essere piccole imprese con meno di 50 dipendenti e un fatturato inferiore ai 10 milioni di euro;
  • essere medie imprese con meno di 250 dipendenti e un fatturato che non superi i 50 milioni di euro.

Anche i gestori delle piattaforme per l’equity crowdfunding hanno alcuni obblighi che devono rispettare. In particolare devono manifestare la loro adesione ad un sistema per gli indennizzi o devono stipulare una polizza assicurativa per eventuali danni legati alla loro attività. La polizza in questione deve coprire almeno 20.000 euro.

Inoltre sono stati stabiliti altri obblighi che riguardano anche la professionalità e il conflitto di interesse. Di conseguenza possiamo dire che, anche se si allarga la platea a cui è riservata questa possibilità di raccogliere fondi, dall’altro lato le norme sono piuttosto rigide e implicano il rispetto di regole fondamentali che non tutti riescono a raggiungere.

È sempre comunque un’opportunità da tenere in considerazione, perché gli investitori che contribuiscono alla raccolta di fondi hanno un titolo di partecipazione all’azienda e quindi possono ottenere l’accesso a vari diritti patrimoniali e amministrativi. Solitamente nel nostro Paese il titolo di partecipazione assegnato a chi contribuisce all’equity crowdfunding è pari al 15% in media.

Vantaggi e svantaggi dell’equity crowdfunding

Nell’ambito dell’attività di equity crowdfunding possiamo rintracciare dei vantaggi e degli svantaggi. Ecco di che cosa si tratta:

  • le imprese possono aprirsi la strada verso un sistema di finanziamento innovativo, che si può considerare anche democratico, perché il buon esito della raccolta è legato alla qualità di ciò che viene proposto;
  • le PMI hanno il vantaggio di potersi assicurare un credito alternativo a quello che magari non riescono ad ottenere dal sistema bancario;
  • gli investitori devono considerare il rischio di perdere soldi, se l’azienda che hanno contribuito a finanziare non riesce a raggiungere i risultati attesi;
  • gli investitori devono anche considerare che la Consob attualmente effettua degli stretti controlli sulle piattaforme e non sulle informazioni pubblicate dalle aziende.

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