Fido Bancario: costi e documentazione necessaria

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Spesso si sente parlare di fido bancario e di altri strumenti finanziari utili ad evitare vere e proprie richieste di prestito. Capiamo allora in cosa consiste il fido e se effettivamente risulta essere una soluzione conveniente.

Cos’è un fido bancario e a cosa serve

Il fido bancario o affidamento, come definito dalla Banca d’Italia, è

Una somma che la banca, su richiesta del cliente, si impegna a mettere a sua disposizione oltre il saldo disponibile. Il contratto può prevedere il pagamento di interessi sulle somme utilizzate e una commissione onnicomprensiva.

Si tratta, quindi, di una forma di credito concessa dalla banca ai propri clienti possessori di un conto corrente, in base alla loro situazione reddituale e patrimoniale.
A differenza del prestito che è un’operazione attraverso la quale il credito viene erogato concretamente al cliente, il fido è una promessa di credito e consente, in sostanza, al correntista di prelevare denaro dal proprio conto anche se il saldo è negativo, entro i limiti dell’importo pattuito con la propria banca. La somma dovrà poi essere rimborsata con tempistiche e scadenze ben definite in un apposito contratto stipulato tra la banca e il cliente e con tassi d’interesse superiori rispetto a quelli applicati agli altri tipi di finanziamento. Sono previste anche delle penali in caso di periodi prolungati di scoperto.

Costi e modalità di richiesta di un fido bancario

Il fido è una forma di finanziamento estremamente utile tanto per le famiglie, in alternativa al prestito personale, ma anche per le aziende. Richiederlo è abbastanza semplice, basta compilare un modulo presso la propria banca, la quale comunque esamina la richiesta, come avviene per altre forme di prestito, per valutare se se la situazione creditizia del richiedente permette o meno l’erogazione del fido richiesto. Alla domanda di fido vanno allegati alcuni documenti richiesti dall’istituto di credito, per la gran parte riconducibili ai dati reddituali o di bilancio (ad esempio, il bilancio/dichiarazione dei redditi). La somma richiesta, se l’esito delle verifiche è positivo, viene generalmente erogata nel giro di qualche settimana.

Occorre tuttavia valutare con attenzione se ricorrere o meno a questa forma di finanziamento, visti gli elevati costi aggiuntivi: oltre all’elevato tasso di interesse, bisogna considerare la commissione di massimo scoperto (CMS), le spese di tenuta e chiusura conto, la spesa per operazione, la spesa per estratto conto, la spesa per revisione fidi e altro ancora. Il fido bancario – che in buona sostanza risulta essere uno degli strumenti di credito più costosi – richiede inoltre il pagamento di una tassa fissa e trimestrale sull’intera cifra richiesta denominata “Commissione di disponibilità immediata fondi” (DIF), applicata su tutto il fido richiesto. Se ad esempio si richiede un fido di 8 mila euro si andrà a pagare un DIF dello 0,450% pari a 36 euro. Se il fido è di 10 mila euro, la commissione di disponibilità fondi andrà a incidere per 200 euro annui (ovvero, lo 0,50% a trimestre – 50 euro – per 4 trimestri). Questa tassa, insomma, viene calcolata sull’importo del fido concesso, a prescindere se il richiedente lo utilizza o meno. Per questo conviene sempre calcolare bene di quale cifra si può avere effettivamente bisogno e non chiedere più di quanto si può utilizzare per evitare di pagare più tasse.

In ultima analisi, insomma, il fido rappresenta una forma di credito ‘alternativa’, ma è bene valutare con attenzione se e quanto veramente occorra e se non sia il caso di ricorrere a un altro tipo di finanziamento prima di imbattersi in spese eccessive da rimborsare a anche a fronte di una piccola somma richiesta.

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