Aumento dei tassi: come, perché e come influirà sul credito

Se ne parla da giorni, ma forse in pochi hanno tentato di fare un’analisi della situazione globale. La Banca Centrale Europea ha alzato il tasso di riferimento del costo del denaro all’1,25% e, entro la fine del 2011, ci si aspetta che si alzerà ancora fino all1,75%. Una decisione che arriva – purtroppo per gli italiani – in un panorama di rincari generali sulle spese di tutti i giorni, dai carburanti ai bene di prima necessità, mettendo ancora più in difficoltà le famiglie. Ma perché la BCE ha deciso di alzare il costo del denaro e che influenze avrà questa decisione sulle politiche globali dell’Europa?

La politica economica europea
Secondo gli esperti, la scelta dell’Unione europea può essere definita epocale. Infatti, dopo tre anni di politica di espansione, la BCE ha agito indipendentemente dalla Federal Reserve americana, cambiando in modo unilaterale la politica economica attuata sin’ora. Le priorità europee sono cambiate: se prima lo scopo era quello di favorire il credito, ora si cerca invece di tenerlo sotto controllo.

L’aumento dei tassi
L’aumento dei tassi vorrebbe essere una risposta agli aumenti inflazionistici. La crisi del nord Africa, del resto, ha scatenato quella che viene definita “nuova fase dell’economia”, caratterizzata da una disponibilità sempre minore di petrolio e che alimenterà ulteriormente l’aumento dei prezzi, non solo per tutto il comparto del petrolio e derivati, ma anche e soprattutto sul cibo.

L’inflazione in Italia
Secondo le statistiche Istat, in Italia l’indice nazionale dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,4% rispetto al mese precedente segnando al contempo un +2,5% rispetto a 12 mesi fa. L’inflazione acquisita per il 2011 è pari all’1,8%. In un anno il prezzo medio degli alimenti è cresciuto del 2,2%, e nel settore energetico gli aumenti sono stati nell’ordine dei dieci punti percentuali.

I tassi di interesse
L’aumento dei tassi di interesse dovrebbe produrre un effetto anti-inflazione. Tuttavia, il rovescio della medaglia interessa proprio i mutui. Secondo le stime del Codacons, l’aumento di un quarto di punto da parte della BCE si traduce immediatamente in un aumento di 204 euro l’anno per i finanziamenti a tasso variabile. Un aumento che metterà in serie difficoltà più di 30mila famiglie.

I mutui
E proprio dal Codacons è partita una richiesta ufficiale a Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, affinché venga rivisto il decreto 132 del giugno 2010, il cosiddetto fondo di solidarietà, che possa consentire un ampliamento delle “condizioni necessarie per poter sospendere il pagamento delle rate, a cominciare da quella di aver avuto un aumento di rata mensile di almeno il 20%”.

I finanziamenti nel resto d’Europa
Ma a soffrire di più oggi sono i Paesi europei caratterizzati da un forte indebitamento privato, come la Spagna, dove il rialzo dei tassi penalizza chi ha dei finanziamenti a tasso variabile. E la Gran Bretagna, dal canto suo, ha lasciato il costo del denaro allo 0,5%, sebbene non potrà permetterselo ancora per molto. Si vocifera infatti che entro il 2012 i tassi saliranno e anche di molto: secondo l’ultima ricerca della società britannica Legal & General Investment Management (Lgim), un aumento dal 3,25 al 5,25% del tasso medio per un mutuo a 25 anni da 100mila sterline si tradurrebbe, per il 90% delle famiglie, ad un costo aggiuntivo pari a 2mila sterline annue. I nuclei familiari britannici che hanno sottoscritto un mutuo sono 11,2 milioni, per un debito totale del valore di 1.200 miliardi.

Il credito alle imprese
Tuttavia, non è solo il settore dei mutui ai privati ad essere interessato da un peggioramento: anche le imprese subiranno l’effetto della stretta del credito. Secondo il Centro studi di Confindustria, entro la fine del 2012 le piccole e medie imprese dovrebbero vedersi rincarare dell’1% i finanziamenti inferiori al milione di euro. Per le piccole imprese (ovvero tutte quelle che hanno meno di 20 dipendenti) si parla di una crescita degli interessi passivi pari a 3,2 miliardi complessivi.

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