Diritto di credito: fino a quando si può esercitare

diritto di credito

 

Fino a quando è possibile esercitare il diritto di credito, noto anche come obbligazione? Partiamo dal presupposto che in questo rapporto esistano due soggetti. Si tratta del creditore e del debitore. In particolare quest’ultimo è tenuto a fare una prestazione nei confronti del primo. L’obbligazione può consistere nel pagamento di una somma di denaro o nello svolgere un determinato servizio che sia traducibile in una somma proprio sotto forma di denaro. Esistono tanti tipi di obbligazioni. Chiariamo quando subentra la prescrizione, secondo le normative vigenti che si rifanno al codice civile.

I tipi di prestazioni

L’interesse del creditore si rifà alla prestazione, che può essere un interesse economico o patrimoniale. Esistono diversi tipi di prestazioni:

  • Prestazione di dare – Si tratta della consegna di un bene o del pagamento di una somma di denaro in quanto oggetto di restituzione;
  • prestazione di fare – Si ha quando il debitore è obbligato a svolgere una determinata attività a favore del creditore. A volte si può avere un’obbligazione di risultato, in cui il debitore è obbligato anche a realizzare il risultato;
  • prestazione di non fare – Principalmente si tratta di non fare concorrenza o di non trattare affari con una determinata persona o in una determinata zona. Il codice civile parla anche del dovere di correttezza: in questo senso sia il creditore che il debitore si devono comportare in modo da non creare danno all’interesse altrui.

I limiti di prescrizione di un prestito

Un prestito cade in prescrizione secondo uno schema che segue generalmente due tipi. Quando subentrano queste condizioni, il creditore non ha più diritti di credito nei confronti del debitore. In particolare:

  • 5 anni – si prescrive in 5 anni il diritto di risarcimento per tutti quei fatti che non derivano da un contratto. Un esempio potrebbe essere la distruzione del giardino per un incendio doloso;
  • 10 anni – si prescrivono in 10 anni tutti quei fatti che rientrano negli altri casi, a meno che non ci sia un contratto che stabilisca termini differenti. Un esempio è costituito dai beni di consumo.

Una volta superato il limite temporale, il creditore non può rivendicare nessun diritto. Secondo l’articolo 2946 del codice civile, ci sono alcuni casi particolarmente diffusi:

  • 5 anni nel caso di crediti di canoni di locazione, interessi, salari, Tfr e pensione;
  • 3 anni per crediti esigibili da attività professionali;
  • 2 anni per i crediti determinati dalla circolazione dei veicoli;
  • 1 anno per i crediti che riguardano la riscossione dei premi delle assicurazioni;
  • 6 mesi per i crediti dovuti agli albergatori e tutto ciò che rientra in questa categoria.

È logico presupporre che, specialmente quando si tratta delle rate di un prestito che si è ottenuto da un istituto di credito, il debitore può incorrere in determinate conseguenze. Per esempio potrà intervenire anche una società di recupero crediti e, in ultima analisi, il creditore può ricorrere al Crif, una società specializzata in sistemi di informazione creditizia.

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