Prestiti: tempi difficili per chi cerca liquidità

In tempi di crisi, il primo pensiero degli imprenditori come per i privati è quello del credito. Non solo le banche sono più attente e selettive nella concessione dei crediti, non solo l’aumento dei tassi e del costo del denaro è in vista, non solo gli andamenti dei listini bancari in borsa continuano su un trend negativo… a tutto questo si aggiungono i prossimi stress test per le banche, che si vedono sempre più in difficoltà. Tant’è che Ministero dell’Economia e Banca d’Italia per una volta sono d’accordo e stanno spingendo le banche verso la patrimonializzazione, anche se i nuovi parametri di Basilea 3 cominceranno a sortire i propri effetti solo dal 2013.
Insomma, se ci state capendo poco, in soldoni la situazione economica e finanziaria attuale lascia presagire un’ulteriore stretta del credito, almeno a detta degli esperti del settore: meno liquidità per tutti, a partire proprio dalle imprese.

Piccole imprese e finanziamenti
A risentire di più della situazione generale, saranno come sempre le piccole imprese. Secondo l’ultimo rendiconto mensile dell’Abi, all’inizio del 2011 i finanziamenti sembrano avere avuto un aumento generale del 4,3%, dei quali più della metà era destinato alle attività manifatturiere. Tuttavia, le piccole imprese arrancano, e si sente una grossa differenza tra quelle imprese che hanno già superato la crisi perché hanno puntato sulle esportazioni, quelle marginali e che si trovano già escluse dai canali creditizi, e quelle che sono invece in fase di trasformazione per far fronte alla crisi, e che avrebbero bisogno di liquidità per traghettarsi fuori dal pantano. Proprio queste ultime sono quelle che soffrono di più, perchè le banche sono più selettive ed esigenti nel concedere i prestiti.
Ecco perché, se le regole di Basilea 3 non entreranno in vigore in modo graduale, i timori degli economisti vanno proprio in questa direzione: si rischia che la crisi peggiori ulteriormente, dando il colpo di grazia a molte imprese che invece potrebbero farcela.

Le moratorie sui debiti
In molti casi Confindustria e le associazioni di categoria presenti sul territorio hanno ratificati accordi con i singoli istituti di credito, come è avvenuto per Intesa SanPaolo. Si tratta di progetti di moratoria sui debiti (quindi tempi più lunghi per la restituzione dei prestiti) e di accompagnamento degli imprenditori verso un indebitamento “buono”, ovvero verso la richiesta di prestiti che abbiano un’utilità per le loro aziende. Dai dati di Confindustria Lombardia, infatti, emerge che le aziende nei mesi passati si sono finanziate ricorrendo per lo più al prestito a breve. Tuttavia, le aziende che hanno investito in ricerca, lo hanno fatto spesso con la liquidità a disposizione, e perciò la bontà dell’investimento non risulta nella situazione valutata dalle banche.

La patrimonializzazione delle imprese
Ciò su cui tutti concordano è comunque la necessità di “fare capitale” per le imprese. Ovvero, le imprese, specie quelle piccole e medie, dovrebbero cercare di aumentare i loro capitali. Infatti, non sempre la richiesta di finanziamenti è un indice positivo: da un lato segnala un calo di commesse e una diminuzione del fatturato, che mette gli imprenditori in difficoltà e dall’altro un credito più selettivo che in passato.

Insomma, la strada da fare è ancora molta… l’uscita dalla crisi sembra molto lontana.

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