Revoca del fido bancario illegittima: come agire

revoca fido bancario

Il fido bancario è una modalità di accesso al credito piuttosto comune specialmente tra le aziende, poiché permette di avere un saldo negativo fino ad una certa soglia, per poi rimborsare il debito grazie ad un piano di rientro concordato. Può accadere, tuttavia, che la banca decida di revocarlo. Questa pratica è stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale poiché in alcuni casi l’istituto di credito abusa del suo potere mettendo in grave rischio l’utente finale. Cerchiamo allora di capire quand’è che la revoca del fido bancario può essere considerata illegittima e cosa si può fare per prevenire (o eventualmente rimediare) questo tipo di danno.

I casi in cui la Banca agisce illegalmente

Ogni anno la banca revisiona il contratto di affidamento in conto corrente e può decidere se confermarlo così com’è, modificarlo (aumentandone o diminuendone il tetto massimo) oppure revocarlo.
Questa evenienza può avvenire nel caso in cui il cliente risulti protestato, segnalato presso una delle Centrali Rischi oppure si trovi in una situazione di difficoltà per un finanziamento; se è coinvolto anche un garante, può persino avvenire che le diminuzioni patrimoniali di quest’ultimo vadano ad inficiare il contratto di affidamento. Se il fido riguarda un’azienda, infine, può anche essere che la Banca noti difficoltà nella situazione economica del Gruppo di cui il suo cliente fa parte e decida di rescindere dall’accordo.
Sebbene l’istituto di credito abbia tutto il diritto di recedere dal contratto, è altresì necessario che rispetti determinate condizioni:

  • La sussistenza di una giusta causa, che deve essere esplicitata in maniera specifica e per iscritto
  • Un preavviso scritto, di almeno 15 giorni, in caso di contratto a tempo determinato (questo, ovviamente, nel caso la banca decida di recedere prima della scadenza del termine stabilito in sede contrattuale)
  • Un preavviso scritto entro i termini previsti dal contratto per i fidi in cassa a tempo indeterminato (si consideri, tuttavia, che spesso la clausola relativa al preavviso prevede anche un solo giorno di notifica e quindi, in sostanza, il rientro immediato del capitale e degli interessi).

La revoca del fido è però dichiarata abusiva se la banca agisce con “arbitrarietà ed imprevedibilità” – queste le parole della Corte di Cassazione – e/o senza preavviso, anche quando il soggetto non abbia subito revoche per altri fidi concessi, sia profittevole (se si tratta di un’impresa) e non vi siano anomalie nel pagamento per il rientro del debito.

Che rischi si corrono?

La revoca di un’apertura di credito può mettere in seria difficoltà un soggetto. Quando la banca decide di recedere dal contratto, il cliente ha l’obbligo di restituire le somme prestate (il fido è infatti una vera e propria forma di prestito), con l’aggiunta degli interessi, ulteriormente maggiorati dalla mora. Oltre a questa evidente difficoltà, chi subisce una revoca va incontro ad altre numerose problematiche che possono aggravare ancor più la sua situazione. Tra queste, troviamo la segnalazione presso la Centrale Rischi Interbancaria, il pignoramento dei beni, il decreto ingiuntivo e la revoca di eventuali altri finanziamenti in corso. Nei casi delle aziende, tale azione può persino portare al fallimento, a causa proprio del blocco dei flussi economici in entrata.

Consigli per prevenire problemi con l’affidamento

Purtroppo, non vi sono molte soluzioni per prevenire una revoca se non quello, piuttosto ovvio, di essere puntuale nei pagamenti, di non sforare il tetto massimo consentito e di prestare molta attenzione a tutte le clausole del contratto di apertura di credito. Ad ogni modo, è sempre possibile agire per tempo se il conto corrente è aperto, ad esempio stipulando l’apertura di un nuovo conto corrente e, di conseguenza, un nuovo fido di cassa. Nel caso il conto corrente a rischio sia già stato chiuso, si potrà intervenire analizzando i vari movimenti e cercando di capire se ci sono anomalie bancarie, per poi passare, eventualmente, al recupero del credito.

Cosa fare se il fido viene revocato ingiustamente

Se il fido viene revocato, il primo passaggio da eseguire è la verifica della legittimità della stessa e del contratto di apertura di credito. Se si riscontrano delle anomalie bancarie, è necessario affidarsi ad un professionista del settore in modo tale da capire come muoversi: non sempre, come si può facilmente immaginare, citare in causa la banca è la soluzione migliore. Può anche essere utile rivolgersi ad un giudice o all’Arbitro Bancario e Finanziario (ABF).
Se si intende andare a fondo alla questione, dovrà essere eseguita una perizia tecnico-legale che vada ad attestare l’eventuale illegittimità della revoca. Con tale azione, si viene spesso a capire anche se la banca ha applicato tassi eccessivi, incorrendo nell’anatocismo o nell’usura.
Il soggetto interessato ha diritto di fare causa al proprio istituto di credito entro i dieci anni dalla chiusura del conto corrente. Per fare ciò, è necessario tenere a disposizione tutti i documenti utili, dal contratto di affidamento in conto corrente agli estratti conto . Se non si dispone di tutti gli elementi probatori, la banca sarà obbligata a concederli previa richiesta.

 

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